È in famiglia che i bambini cominciano a sentire le prime distinzioni tra cibo “sano” e “non sano”, “buono” e “cattivo”. In realtà, quella che potrebbe sembrare una classificazione a fin di bene, altro non è che una connotazione morale degli alimenti che, nel lungo periodo, potrebbe portare, ad esempio, sensi di colpa, la sensazione di essere “cattivi” o sbagliati nel caso in cui si decida, o si accetti, di mangiare un determinato cibo “proibito”, difficoltà legate al peso o al rapporto con il cibo. Ecco perché lavorare su un’alimentazione consapevole sin dall’infanzia rappresenta un investimento per il futuro.

Alimentazione consapevole: un processo di apprendimento
L’alimentazione è un processo di apprendimento e l’obiettivo dei genitori è sostenere questo percorso di conoscenza. Con il tempo, il bambino impara riconoscere gli alimenti, crea i propri gusti personali, sviluppa il senso di fame e sazietà. In questo contesto, è fondamentale che i segnali verbali e non verbali dei bambini vengano colti e interpretati correttamente dai genitori. Quando un bambino sente che i suoi bisogni vengono ascoltati, in famiglia si instaura un clima relazionale rassicurante, a tavola e non. Al contrario, se le figure di accudimento non ascoltano e impongono solo il loro volere (come nei casi in cui, ignorando i segnali di sazietà, si fanno pressioni affinché non avanzi nulla nel piatto), non si favorisce un tipo di alimentazione consapevole e diventa più probabile l’insorgere di difficoltà alimentari che potrebbero portare a complicazioni future.
La componente emotiva dell’alimentazione
Quando si parla di alimentazione, ci si concentra spesso sugli aspetti fisici e non sugli aspetti emotivi della nutrizione. In realtà, il modo in cui i bambini affrontano il momento del pasto, la relazione che sviluppano con il cibo e le emozioni che associano alla nutrizione sono elementi cruciali che ne influenzeranno la vita adulta.
È necessario comunicare efficacemente ai propri figli che avere un’alimentazione corretta non corrisponde alla mera eliminazione totale del cosiddetto junk food, ma che mangiare bene significa essere sereni nei confronti del pasto proposto, anche quando non si tratta del proprio cibo preferito, ed essere aperti a diversi tipi di alimenti. Ovviamente, dal punto di vista nutrizionale i cibi non sono tutti uguali: quelli meno necessari per il nostro organismo andranno mangiati meno frequentemente, ma mai proibire un determinato alimento o, addirittura, eliminare un’intera categoria di alimenti come fanno le almond mum, fissate con l’alimentazione restrittiva, anche perché, bollare come “proibito” qualcosa lo rende ancora più allettante per i bambini.
C’è, dunque, una fondamentale componente emotiva a cui i genitori devono fare molta attenzione quando parlano del cibo. Curare l’alimentazione nell’infanzia è importantissimo per creare abitudini alimentari durature ed evitare, nel peggiore dei casi, l’insorgere di disturbi del comportamento alimentare in età adulta.
Come instaurare una relazione sana con il cibo?
Educare i bambini ad avere un’alimentazione consapevole significa dar loro gli strumenti giusti per una vita sana ed equilibrata. Ma come aiutarli a instaurare una relazione sana con il cibo in un mondo che da un lato non fa che proporre junk food e dall’altro è intriso di diet culture, grassofobia e diete restrittive?
Consigli pratici per educare i bambini all’alimentazione consapevole
Ecco qualche dritta per supportare i bambini nella creazione di un rapporto sano con il cibo e con l’alimentazione:
- Routine alimentare definita
Scandire i momenti della giornata in cui si mangia e in cui non si mangia aiuta a dare dei ritmi ai sensi di fame e sazietà; - La lista della spesa
Coinvolgere i bambini nel momento della spesa già a partire dalla lista li rende parte del processo decisionale e li aiuta a sviluppare i gusti personali. Ad esempio, si potrebbe chiedere loro, in maniera giocosa, di pensare a quali tipi di frutta e verdura vorrebbero mangiare nei giorni successivi, così da allenare la loro capacità di scelta e incoraggiarli a provare nuovi alimenti in modo spontaneo e positivo; - Il gioco delle etichette
Introdurre l’abitudine di leggere insieme le etichette degli alimenti, per scoprire, ad esempio, gli ingredienti e alcuni parametri nutrizionali, insegna, sempre in forma di gioco, ad avere più consapevolezza di cosa si sta mangiando e a familiarizzare con gli ingredienti; - Alla scoperta di nuovi cibi
Un altro gioco da proporre potrebbe essere quello di scegliere ogni settimana un nuovo cibo da assaggiare insieme per la prima volta, in modo da spingere i bambini a essere curiosi e a provare nuovi sapori; - Tutti insieme in cucina
Quello della preparazione dei pasti è un momento cruciale per creare una connessione positiva con il cibo.
L’importanza di cucinare insieme
Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti li aiuta a comprendere meglio il valore del cibo e li rende più propensi ad assaggiare ciò che hanno contribuito a cucinare. Affidare loro piccoli compiti accresce il senso di partecipazione e di realizzazione personale. Gestire i bambini in cucina può risultare non facile, ma anche in questo caso si possono utilizzare delle tecniche tanto semplici quanto efficaci:
- Assegnare i compiti da svolgere in base all’età
I bambini più piccoli possono, ad esempio, lavare le verdure, mentre quelli più grandi possono mescolare, pesare gli ingredienti o aiutare nell’impiattamento; - Analizzare colori, odori, consistenze e sapori
Durante la preparazione, parlare di colori, odori, sapori e consistenze degli ingredienti utilizzati rende il pasto più interessante per i bambini e li aiuta a sviluppare un vocabolario tematico; - Parlare delle emozioni legate al cibo
Fare domande come: “Ti piace il colore di questo ingrediente?” o “Questo piatto ti fa pensare a qualcosa che ti piace?” incoraggia i bambini a considerare il cibo un’esperienza ricca e multisensoriale e gli insegna a gestire le emozioni legate al cibo.
Tre modi per promuovere l’alimentazione consapevole
Nell’alimentazione consapevole, le parole contano tantissimo. Ecco degli esempi che possono fare la differenza:
- La domanda “Ascolta il tuo corpo: hai ancora fame o sei sazio?” Incoraggia i bambini a capire i segnali del proprio corpo e a comportarsi di conseguenza, senza pressioni;
- “Assaggia, cosa ne pensi?” Invece di imporre, stimola la curiosità e riduce l’ansia del dover “mangiare tutto”, lasciando i bambini liberi di esplorare e di valutare senza costrizioni;
- “Il cibo ci dà energia e aiuta a crescere” È un’affermazione che associa il cibo a una funzione positiva e lo slega da divieti e obblighi.
Comportamenti da evitare
Mangiare davanti alla TV, usare il cibo come premio, obbligare a finire tutto ciò che c’è nel piatto… possono sembrare comportamenti normali. Si tratta, invece, di situazioni da evitare. Ecco perché:
- Distrazioni come TV, giochi, smartphone e tablet non sono aiuti, in quanto creano dissociazione tra l’atto del mangiare e le sensazioni di fame e sazietà che i bambini devono imparare a riconoscere;
- Utilizzare il cibo come premio o punizione induce i bambini a mangiare per motivazioni esterne, piuttosto che per fame o curiosità, e annulla la considerazione neutra (e non divisa in buono/cattivo – bello/brutto) che i bambini dovrebbero avere nei confronti del cibo in generale;
- Obbligare a finire tutto ciò che c’è nel piatto dà il via a un circolo vizioso: i bambini devono accogliere e ascoltare i segnali del corpo, non ignorarli;
- Demonizzare determinati alimenti è controproducente e può generare sensi di colpa o attrazione eccessiva verso ciò che viene vietato. Piuttosto, è utile spiegare che alcuni cibi si possono consumare solo occasionalmente, spiegando il perché.
Lo psicologo del comportamento alimentare: una risorsa importante
L’infanzia rappresenta un momento cruciale per sviluppare una relazione sana e consapevole con il cibo. Imparare sin da piccoli a mangiare con attenzione consente ai bambini di ascoltare i segnali del proprio corpo, riconoscere la differenza tra fame e sazietà e vivere l’alimentazione come un’esperienza equilibrata e positiva.
Non sempre, però, i genitori hanno gli strumenti per indirizzare i bambini verso un tipo di alimentazione consapevole: con il supporto di uno psicologo del comportamento alimentare è possibile accompagnare i più piccoli nell’acquisizione di abitudini sane che potranno mantenere anche in età adulta, prevenendo difficoltà legate al peso o al rapporto con il cibo che, nel peggiore dei casi, possono sfociare nello sviluppo di disturbi alimentari.Lo psicologo del comportamento alimentare rappresenta un supporto concreto per le famiglie: può aiutarle a costruire routine alimentari adatte, stimolare la naturale curiosità dei bambini verso il cibo, favorire un approccio sereno e autonomo ai pasti, promuovere un senso di scoperta e piacere legato al nutrimento e incoraggiare i bambini a riconoscere ciò che provano e ad esprimersi in modo sano, senza ricorrere al cibo come risposta emotiva.
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