Da un po’ di tempo, quello dei disturbi alimentari è un tema caldo. Negli ultimi anni, infatti, si è evidenziato un aumento delle persone colpite da DNA (Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione) e a farne le spese sono soprattutto i giovani. In questo contesto, la correlazione che ha un peso sempre più grande è quella fra social media e disturbi alimentari.

Cosa sono i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione
Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, ultima edizione) definisce i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione come “comportamenti inerenti all’alimentazione che portano a un alterato consumo o assorbimento di cibo tale da compromettere significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”. La comunità scientifica concorda nel riconoscere molteplici fattori la cui azione congiunta possa favorire l’esordio e il mantenimento dei disturbi del comportamento alimentare. Si tratta di patologie complesse, generate dalla stretta interdipendenza tra dimensioni biologiche, psicologiche, relazionali e culturali dell’individuo. Spesso, hanno anche una lunga durata e, se non affrontati tempestivamente con interventi adeguati, tendono a evolvere in forme croniche caratterizzate da frequenti ricadute. Per queste ragioni, i DNA richiedono un approccio terapeutico integrato e multidisciplinare, che coinvolga figure professionali diverse, al fine di prevenirne la cronicizzazione e tutto ciò che potrebbe conseguirne.
Dismorfofobia: un preludio ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione?
Oltre alla presenza di un rapporto disfunzionale con il cibo, molti individui con disturbi del comportamento alimentare presentano spesso un’altra caratteristica che li accomuna: una percezione distorta della propria immagine corporea, nota anche come “dismorfofobia”.
Chi soffre di dismorfofobia è convinto di avere un grave difetto fisico (spesso non oggettivamente rilevabile da parte di altri) per il quale sviluppa un’ossessione. A venir presa di mira può essere qualsiasi parte del corpo, ma quelle che sembrano destare maggiore angoscia sono addome e cosce. Ci sono anche casi in cui la preoccupazione può riguardare contemporaneamente più di una parte del corpo.
Secondo il DSM-5, la dismorfofobia rientra fra i disturbi ossessivo-compulsivi, in quanto induce il soggetto a ripetere determinati gesti e comportamenti, tra cui diete restrittive, attività fisica eccessiva, disagio causato dalla paura che venga notato il presunto difetto fisico, specchiarsi spesso o, al contrario, mai, sottrarsi a eventi sociali (specie se affollati), confrontare continuamente il proprio aspetto fisico con quello degli altri, cosa che accade spesso quando il circolo vizioso relativo a social media e disturbi alimentari si acutizza.
Social media e disturbi alimentari
Il costante giudizio esterno del proprio fisico può portare a sviluppare preoccupazioni focalizzate sull’interpretazione di come il proprio corpo appare agli altri. Per assicurarsi di rispettare tutti gli standard imposti dalla società, si può entrare in una spirale negativa caratterizzata da insoddisfazione corporea, eccessiva autocritica e comportamenti di controllo riguardanti il peso, l’aspetto esteriore, l’attività fisica e l’alimentazione. Tutto ciò viene esacerbato sui social media.
La vita perfetta in vetrina
I social media sono una vetrina in cui esibire vita privata, successi, corpo. Tutto è meraviglioso, patinato, perfetto… vero. O, almeno, così sembra. Tutto ciò che viene pubblicato influenza come ognuno di noi vede il mondo esterno e, soprattutto, la propria vita. Chi è già incline all’insoddisfazione proverà, dunque, sconforto, disagio bassa autostima. I canoni estetici irrealistici, in particolare, possono arrivare a far sfociare tutto questo in uno, o più, Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione. Non importa che i modelli irraggiungibili che osserviamo siano, in realtà, frutto di immagini modificate e/o di filtri: sui social media sembra tutto così vero… tanto da riuscire a compromettere la consumazione di un normale pasto e, allo stesso tempo, da minare la vita sociale dell’individuo in questione. L’unica cosa vera è che l’esibizione di volti perfetti, corpi scultorei, vite sfarzose contribuisce solo a creare una narrazione distorta della realtà.
Adolescenti e social media
L’utilizzo dei social media è particolarmente diffuso durante l’adolescenza, una fase evolutiva intrinsecamente caratterizzata da vulnerabilità, incertezza, costruzione dell’identità, confronto continuo e bisogno di appartenenza. Nell’interagire con queste piattaforme, l’adolescente si trova esposto a una realtà spesso falsata, alimentata da esibizionismo e ricerca di approvazione. E, quando mancano gli strumenti per distinguere cosa è vero da ciò che non lo è, si inizia a sperimentare un terribile senso di frustrazione.
Spesso, ragazzi e ragazze vivono il mondo virtuale come se fosse reale e, altrettanto spesso, la possibilità che le foto che vedono possano essere state modificate non viene registrata dalla loro mente. Nascono, così, sentimenti angosciosi, false speranze, sensi di colpa… e la personalità in formazione si plasma su questa negatività, cominciando a mettere a dura prova la salute mentale.
Trend, challenge e senso di appartenenza
I social media, per loro natura, creano connessione: essere parte di una community rafforza il senso di appartenenza dei giovani. Pubblicare immagini di sé per seguire un trend o accettare una challenge sono modi per rafforzare la propria autostima e diminuire il senso di inadeguatezza e ansia legati all’accettazione sociale. Peccato che esista una correlazione tra la condivisione di foto di sé e il monitoraggio costante di fisico e peso, soprattutto nei giovani che sperimentano sentimenti di inadeguatezza: torna il collegamento fra social media e disturbi alimentari. Chi pubblica immagini di sé sulle piattaforme social, infatti, tende a essere particolarmente autocritico e spesso in cerca di approvazione.
Il potere dell’algoritmo
Molti adolescenti affetti da disturbi alimentari affermano di visualizzare spesso contenuti social su perdita di peso e allenamenti. L’algoritmo dei social media sceglie quali contenuti suggerire basandosi proprio su quelli che l’utente ricerca, fruisce e con cui interagisce di più. Questo comporta che a chi cerca, visualizza, commenta contenuti social su perdita di peso e allenamenti verranno mostrati sempre più post simili. Il risultato è un circolo vizioso difficile da spezzare, alimentato spesso anche da quei trend e quelle challenge che tanto aumentano il senso di appartenenza, ma che possono anche normalizzare, volutamente o meno, comportamenti alimentari disfunzionali.
Il lato oscuro dei social media
Esistono, purtroppo, diversi esempi di cosa, sui social media, può influenzare così tanto un utente da renderlo vulnerabile allo sviluppo di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione:
- Trend come la “fitspiration”: letteralmente “ispirazione fit”, attraverso questa tendenza si fa pressione sugli utenti affinché raggiungano determinati obiettivi estetici, spesso inarrivabili, attraverso l’esercizio fisico smodato. I tipici contenuti mostrano corpi molto magri/muscolosi, frasi motivazionali, “prima-dopo” in cui si ostentano i “risultati”, una comunicazione basata sul senso di colpa;
- Pregiudizi come la grassofobia: paura irrazionale del grasso che si manifesta attraverso preconcetti, giudizi e discriminazioni nei confronti di persone sovrappeso/obese, considerate colpevoli per il loro fisico non “conforme”;
- Comportamenti come il body shaming: aspra critica/derisione dell’aspetto fisico altrui attraverso prese in giro, insulti, commenti denigratori;
- Atti di violenza psicologica come il cyberbullismo: nei casi peggiori, il bodyshaming può sfociare in questa forma di bullismo verbale che ha luogo online e consiste in atti di prevaricazione, aggressione, molestia o ricatto. Le conseguenze psicologiche sulla vittima sono devastanti;
- La “diet culture”: il fenomeno che racchiude tutto. La nostra intera società è completamente intrisa di diet culture, questo sistema di convinzioni che valorizza i corpi magri rispetto ad altri tipi di corpo e che collega il peso alla salute e allo status sociale. Influenza negativamente il rapporto con l’alimentazione e il fisico, promuovendo diete estreme, restrizioni alimentari e un focus maniacale sulla perdita di peso, che instilla la paura di “perdere il controllo” sulla propria alimentazione. I disturbi dell’alimentazione sono il risultato di questa pressione sociale pervasiva.
Il lato positivo dei social media
Se usati correttamente, i social media possono rappresentare una risorsa preziosa per i giovani, in quanto strumenti di connessione e, potenzialmente, di sensibilizzazione, supporto e accoglienza. È possibile creare vere e proprie “comunità online” dove si possono porre domande e dare risposte, parlare davvero di salute e benessere, promuovendo la consapevolezza e offrendo uno spazio virtuale in cui condividere emozioni, paure, cadute e miglioramenti. La sensazione di appartenenza a una comunità riduce il senso di isolamento spesso provato dai giovani, normalizza le difficoltà, aiuta sia a promuovere la prevenzione, sia a incoraggiare la guarigione.
Social media e divulgazione
I social media sono anche un potente strumento per la divulgazione di informazioni scientifiche da parte di professionisti verificati: chiarire cos’è un disturbo alimentare, sfatare falsi miti e offrire consigli utili sono tutte azioni che possono aiutare a riconoscere la potenziale insorgenza del disturbo e, in caso di necessità, a cercare aiuto.
L’importanza del linguaggio
Promuovere una comunicazione gentile, rispettosa e inclusiva è essenziale per creare uno spazio sicuro dove chiunque possa sentirsi accolto, ascoltato e valorizzato.
Evitare etichette come “bulimico/a”, “anoressico/a” o “obeso/a” (la persona non è la sua malattia), utilizzare un linguaggio inclusivo, validare le emozioni, promuovere l’autostima sono tutte azioni importanti per educare i giovani a riconoscere e ad affrontare le pressioni sociali legate all’aspetto fisico promosse dai social media.
Body positivity e body neutrality
La body positivity e la body neutrality sono movimenti che promuovono l’accettazione e il rispetto di se stessi, incentivando le persone a spostare l’attenzione dall’apparenza alla salute, al benessere e alla gratitudine verso i propri corpi per tutto ciò che consentono di fare ogni giorno.
Prevenzione e trattamento dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione
Come spezzare la catena fra social media e disturbi alimentari? Innanzitutto, per prevenire l’insorgenza di DNA, è cruciale trasferire il focus dei giovani verso una prospettiva centrata su se stessi e renderli in grado di decodificare i propri bisogni e i segnali del proprio benessere psicofisico, evitando che sviluppino, a causa dei social media, un’attenzione quasi ossessiva al confronto con gli altri. La famiglia e la scuola dovrebbero supportare i giovani con una corretta educazione digitale e un monitoraggio non troppo invasivo dei profili e dei contenuti che giovanissimi e adolescenti seguono e osservano.
Il ruolo dei professionisti dell’alimentazione
L’alimentazione va curata, senza stress e per essere in salute, non per apparire magri. È importante imparare ad ascoltare il proprio corpo, i suoi bisogni reali, il senso di fame e sazietà. Professionisti con una laurea in materia, come nutrizionisti, dietisti e dietologi, possono creare un percorso di nutrizione personalizzato e insegnare a mangiare bene senza restrizioni.
Il grande valore della psicoterapia
La psicoterapia rappresenta un supporto imprescindibile per chi vive un Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione, soprattutto in una società in cui il confronto costante con gli altri e gli ideali irrealistici possono intensificare il disagio. Un percorso terapeutico aiuta a comprendere le radici emotive e cognitive del disturbo, a sviluppare gli strumenti per gestire i trigger digitali e a costruire un rapporto più sano con il proprio corpo e, in parte, anche con il cibo (fondamentale la collaborazione di una figura specializzata in alimentazione). Accompagnati da un professionista, è possibile rielaborare i pensieri disfunzionali, rafforzare l’autostima e recuperare uno spazio interiore non condizionato dagli standard imposti online.
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