Alimentazione e stile di vita si influenzano a vicenda: i cambiamenti influiscono sul modo di mangiare e il modo in cui ci nutriamo può condizionarci innescando abitudini positive o negative. Nel corso della vita, attraversiamo tante fasi diverse durante le quali è possibile (e normale) che si inneschi questo processo bidirezionale. Può capitare, però, anche che quest’ultimo portare a cambiamenti fisici che potrebbero influenzare la sfera emotiva e il benessere complessivo dell’individuo.

I cambiamenti passano (anche) attraverso il cibo
Il cibo non è solo il nostro “carburante”, ma è strettamente legato alle nostre emozioni, alla cultura da cui proveniamo, al ritmo delle nostre giornate. Cambiare lavoro, trasferirsi, diventare genitore sono solo alcuni esempi dei cambiamenti che portano, inevitabilmente, a trasformare alimentazione e stile di vita.
Trasferimenti
Cambiare città, stato o, addirittura, continente non è una cosa da poco: è una decisione che cambia totalmente la vita e, di conseguenza, anche il modo di nutrirsi. Non è raro che un tale cambiamento influenzi alimentazione e stile di vita a tal punto da far sperimentare all’individuo cambiamenti corporei, magari non desiderati. Il suggerimento è quello di darsi tempo: creare delle nuove abitudini, conoscere il posto, scoprire dove comprare il cibo sono tutte azioni necessarie per costruire una nuova vita. Non è un processo immediato e non sempre tutto andrà subito per il meglio, ma ascoltarsi, provare, sbagliare e correggersi sono i modi migliori per imparare.
Cambiare lavoro
L’orario dei turni, il luogo di lavoro, il tempo che abbiamo per cucinare, la vicinanza o meno all’ufficio di luoghi come supermercati o ristoranti sono tutti fattori che influiscono su alimentazione e stile di vita. Se si dovesse sperimentare un cambio di lavoro nella propria vita, è necessario considerare normale un eventuale periodo iniziale di “rodaggio”: cambiano gli orari, i luoghi, le persone… e, con loro, l’emotività, le abitudini. Concedersi di esplorare e di provare, darsi tempo per comprendere magari non corrisponde a trovare subito la soluzione migliore per questo nuovo stile di vita, ma rappresenta un modo per capire e apprendere quello di cui si ha bisogno.
Genitorialità
Diventare genitori è una scelta importante che cambia completamente la vita… alimentazione compresa, naturalmente. Per le future mamme, si tratta di un cambiamento istantaneo: dai cibi alle bevande che generalmente non è più possibile consumare in gravidanza, alle raccomandazioni dei medici relative a ogni caso specifico, il cambiamento di alimentazione e stile di vita avviene immediatamente. Dopo il parto, il corpo della donna è inevitabilmente cambiato e, per entrambi i genitori, cambiano anche i ritmi, i tempi, i momenti per poter preparare i pasti. Con lo svezzamento, poi, ecco arrivare altri cambiamenti. Anche in questo caso, ci sono tempi soggettivi da rispettare, tentativi da fare per capire e probabili fallimenti da affrontare prima di trovare la strada giusta.
Lutti e separazioni
Trasferimenti, cambiamenti di lavoro, genitorialità sono scelte che, normalmente, avvengono a seguito di un processo decisionale. Al contrario, lutti e separazioni, di solito, non si scelgono: capitano. In questi casi, emerge in particolar modo il forte legame tra alimentazione ed emozioni. Il cibo potrebbe diventare l’ultimo pensiero o potrebbe rappresentare una valvola di sfogo, un modo (disfunzionale) per affrontare il momento negativo che si sta attraversando.
Normalizzare senza minimizzare
Il fatto che alimentazione e stile di vita si influenzino a vicenda va normalizzato: è fisiologico che i cambiamenti della vita possano portare (per questioni pratiche, logistiche, psicologiche…) altri cambiamenti dal punto di vista dell’alimentazione (e a volte, conseguentemente, anche del corpo). Questi vanno accettati, specialmente quando relativi a una fase di adattamento. Potrebbero seguire l’assestamento, grazie all’ascolto dei segnali del corpo (fame e sazietà) e/o alla creazione di nuove abitudini, o il prolungarsi di eventuali abitudini disfunzionali. In quest’ultimo caso, in presenza di conseguenze negative sul benessere psicofisico e sempre tenendo in considerazione le specifiche del caso, è possibile che diventi necessario rivolgersi a professionisti in ambito psicologico e nutrizionale.
Emotional eating: l’Alimentazione emotiva
La difficoltà (momentanea o prolungata) a gestire l’emotività porta all’Alimentazione emotiva o Emotional Eating: l’istinto disfunzionale di cercare un’immediata gratificazione rispetto a emozioni o pensieri negativi attraverso il cibo. Mangiare per emotività rilascia, nell’immediato, una sensazione di appagamento, ma successivamente può gettare nella disperazione la persona che si rende conto di non aver risolto i suoi problemi e, nel caso in cui siano presenti anche problemi con la propria forma corporea, possono subentrare anche disgusto di sé per aver “ceduto” o “sgarrato”. In pratica, chi soffre di Emotional Eating mangia per gestire emozioni e pensieri negativi, ma ciò innesca un circolo vizioso che, a lungo andare, può peggiorare lo stato fisico e psicologico della persona.
Mindful eating: l’Alimentazione consapevole
Il Mindful eating (o Alimentazione consapevole) insegna a mangiare prestando piena attenzione al momento presente, coinvolgendo tutti i sensi ed esplorando le reazioni fisiche ed emotive, senza giudizio. Non è una dieta, ma un modo per sviluppare una relazione sana con l’alimentazione. Naturalmente, non è immediato né scontato: va studiato e sperimentato, dipende tantissimo dalla capacità di sapersi ascoltare e va riadattato nel corso della vita.
L’alimentazione consapevole vale la pena di essere sperimentata per le sue conseguenze positive sull’intero organismo. Ad esempio:
- Migliora il processo della digestione;
- Dona più energia;
- Aumenta la concentrazione;
- Migliora il benessere mentale;
- Protegge il corpo dallo sviluppo di patologie croniche.
Mangiare bene è un atto d’amore verso se stessi e, come ogni abitudine positiva, va trattata con flessibilità: passando attraverso le emozioni, è giusto anche concedersi ciò di cui si ha voglia senza rinunce, sempre all’interno di un quadro equilibrato. Rigidità, privazioni e costrizioni sono pericolose tanto quanto l’alimentarsi seguendo solo l’emotività. Come sempre: “La virtù sta nel mezzo”, ma non sempre risulta intuitiva. A volte, è necessario essere guidati.
L’importanza del supporto psicologico
Alimentazione e stile di vita si influenzano a vicenda, sia positivamente, sia negativamente. Nel secondo caso, può essere utile (e, a volte, necessario) intraprendere un percorso specifico da svolgere con un professionista specializzato in psicoterapia (ancor meglio se in sinergia con uno specialista nel settore dell’alimentazione). Affidarsi a uno psicoterapeuta, infatti, significa darsi la possibilità di conoscersi davvero e di trovare la forza per affrontare le trasformazioni della vita. Questo lavoro interiore è fondamentale anche per risanare il legame con il cibo: imparando ad ascoltare e ad accogliere le proprie emozioni, diventa finalmente possibile raggiungere un benessere autentico, profondo e stabile nel tempo.
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